mercoledì 21 giugno 2017

Magliari 2.0.

Sottotitolo: da Olivetti, a Farinetti.

La ricercatrice accusa Farinetti: «Suoi dipendenti sottopagati», Lui: «La querelo». Corriere.it.

Farinetti: "lei sarà querelatissima", laddove, "querela is the new lei non sa chi sono io".

Solidarietà a Marta Fana.



lunedì 12 giugno 2017

La Web TV di "Mass Media e Politica"

Gli studenti del corso di laurea in "Mass media e politica" (Università di Bologna), dove insegno il corso in Economia dei media, realizzano diverse attività lodevoli. Una di queste è una Web TV.

Non solo mi hanno offerto un enorme aperitivo, ma anche, mi hanno intervistato: qui.

domenica 11 giugno 2017

Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione



E' la mia "dacia", il Rifugio di Porta Franca, dove ormai ho un letto fisso. Prospicente vi è un ampio giardino, di svariate migliaia di ettari di bosco. E' anche ufficio per incontri di lavoro: ieri ho accolto Alberto Vannucci alla stazione di Pracchia, perché dovevamo discutere il libro che scriveremo insieme. Il titolo c'è già: "Lo Zen e l'arte dell'anticorruzione". La mia dacia è comoda ai trasporti: dalla stazione di Pracchia, ci sono soltanto mille metri di dislivello, e appena dieci chilometri a piedi.



Il rifugio ha un'aia con qualche sdraio, per i momenti di riposo e riflessione.



C'è una volpe quasi addomesticata, che ci si divide con il Rifugio del Montanaro, non distante. Le piace la pasta e la polenta. Le piace qualsiasi cosa. Le piacque anche il cordino della mia tenda, che mi tranciò di netto, la stronza.



Dopo cena con Alberto abbiamo scalato il poggio sovrastante il rifugio. E' stato un momento di intenso bromance sul quale conviene che non mi dilunghi.



C'era la consapevolezza della solennità del momento: l'inizio di un'impresa, che dico, di un libro! Così ci siamo profusi in gesti simbolici e beneauguranti. Qui, stamattina, dopo la colazione e prima di partire.



Il crinalino sopra il rifugio.



Scendendo dalla "Donna morta", la vista del Corno. E' stata una bella giornata.



Superato Monteacuto, siamo arrivati alla Madonna del Faggio. Ci siamo spinti sino al luogo dell'apparizione della Madonna, perché sentivamo che la nostra impresa necessitava anche di una benedizione mainstream.



Per produrre un libro ci vogliono gli "input intrermedi". Abbiamo iniziato a contattare i fornitori.



Soprattutto, per lo Zen, ci vuole il karma e la meditazione. Questo è Alberto.



E questo sono io.

Una camminata e niente di più (qui il percorso), con arrivo a Porretta Terme. Ci siamo chiariti le idee, e abbiamo preso decisioni riguardo alla struttura del libro. Avrà tre sezioni - la corruzione, l'anticorruzione, lo Zen.

E poi abbiamo deciso di scrivere le nostre intenzioni in pubblico, qui, perché non ci venga l'idea di cambiare idea. Perché sui libri c'è una certezza: scriverli richiede sempre più fatica, e tempo, di quel che metti in preventivo all'inizio. Ma noi non ci preoccupiamo, per via dello Zen, che se capisco bene, in fondo in fondo significa: pensa ad altro e non preoccuparti.

venerdì 9 giugno 2017

Pratello 50



Al 50 presi in affitto un monolocale ad un prezzo di gran favore. Lo tenni per cinque anni, ma vi abitai però saltuariamente, perché allora per lo più vivevo in California a San Diego. Il portone era sempre aperto e non c'erano i campanelli. Le istruzioni che davo a chi mi visitava per la prima volta erano:

- Entra e percorri il corridoio, sino a un cortiletto
- Supera il cortiletto. In un ulteriore corridoio, a sinistra c'è una scala. Sali sino a una porta inferriata.
- Una volta lì, urla: "Lucio!"

Vivevano, nei tre corpi di edifici, una pazza che parlava col cane e coltivava maria, alcuni tossici (e altro) a tempo parziale (l'altra parzialità, in carcere), e io, in tutta la mia normalità borghese.

Ora ci sono i campanelli, e sul portone di fianco hanno dipinto il viso di una ragazza. Bello, no? La foto è di Claudio Caprara, che non conosceva questa storia, e che da me ha sempre tanto da imparare. Tanto quanto? Dipende dall'entità del cammino: per lui, ho storie dai cento metri in su.

PS. Ah, Claudio: era il portone del 50 che dovevi fotografare, non del 52!

giovedì 8 giugno 2017

Come stiamo col Gini

Quando un prof non sa, o peggio si sbaglia, te lo ricordi a lungo e con un sottile piacere, perché è una specie di rivalsa. Così per esempio, la mia prof di fisica mi chiese quando il pendolo ha massima velocità e accelerazione del pendolo, io risposi bene, e lei si incaponì affermando l'esatto contrario (!): l'incidente divenne un evento, di quelli che si raccontano e si raccontano. Poche settimane orsono, alla "cena del liceo", ne abbiamo parlato per l'ennesima volta, a distanza di decenni.

Anticipai il corso di statistica al primo anno dell'università, perché appartenenvo alla bizzarra intersezione tra gli scapestrati borderline, e l'insieme degli studenti estremamente motivati. Si parlava di indice di Gini e chiesi al prof come stessimo a disuguaglianza dei redditi in Italia. Non seppe rispondermi. Nulla di grave, ma mi ricordo bene.

Ho deciso di capire meglio la letteratura sulla disuguaglianza economica. Qualche estate fa lessi "il Picketty", e a parte quella lettura ho un'idea generale dell'argomento. Ma vorrei approfondire i temi di state capture - nella misura in cui sono collegati alla disuguaglianza, e come si intersecano con l'economia dei media. E poi a fianco, mi interessa la relazione tra disuguaglianza e corruzione.

Alla fine, nella vita cambiamo ben poco, nel senso che certe direttive sono come scolpite. Allora, chiedendo come stessimo col Gini, mostravo il mio interesse per la disuguaglianza. E so perfettamente che, prima o poi, approfondirò le mie conoscenze di fisica del pendolo.

giovedì 1 giugno 2017

L'ultimo Savoia-Marchetti



La Siai-Marchetti, nel Ventennio nota come Savoia-Marchetti, passò sotto il controllo della Agusta negli anni' 60. Sviluppò il turboreattore da addestramento (ed eventualmente attacco al suolo, ma con prudenza) S-211 negli anni '70. Ne vendette una settantina, in parte alla Filippine (vedi foto).

Poi la Siai-Marchetti fu acquisita dall'Aermacchi, a sua volta in seguito acquisita da Finmeccanica, che ora si chiama Leonardo. La cellula del S-211 è la base per M-345, che Leonardo sta (ri-)sviluppando, mi pare per la 2a volta, e che sarà il nuovo aereo delle Frecce Tricolori.

Un S-211 impegnato nella folle battaglia di Marawi per errore ha ucciso 11 soldati filippini. Made in Italy e tristi tropici.

Philippine Military Kills 11 of Its Soldiers in Errant Airstrike, di FELIPE VILLAMOR and GERRY MULLANY, The New York Times, 31 maggio 2017.

martedì 30 maggio 2017

Biafrano



50 anni fa iniziò la guerra del Biafra, quando gli Igbo tentarono di secedere dalla Nigeria. La televisione, ormai nelle case di tutti gli italiani, trasmise foto angoscianti di bambini malnutriti - forse, fu il primo caso di poverty porn televisivo e di massa.

Per anni, si disse "magro come un biafrano". E "biafrano" mi chiamava mio padre, perché ero un bambino scheletrico. Credo per la prima volta, con quella guerra la politica internazionale entrò nella mia vita.

lunedì 29 maggio 2017

Padri accademici, in senso stretto

Il Fatto Quotidiano racconta l'esito del noto(rio) concorso per Prof ordinario presso l'eccellentissimo IMT di Lucca, sottotitolando: "Coincidenze - Il padre del vincitore, Lattanzi è stato anche lo sponsor del direttore Pietrini". Lattanzi padre è il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che dell'IMT è importante finanziatore.

Aggiunge il Fatto Quotidiano, a firma Luigi Franco, che a quel concorso hanno partecipato solo due candidati - quando il livello accademico è eccellente, in molti si tirano indietro per evitare brutte figure: noi accademici siamo umani. La sconfitta è una "Professoressa dell'Università di Bologna che ha ottenuto un punteggio inferiore [...]".

Trattasi della Prof.ssa Federica Farneti (qui i verbali del concorso).

Fu nominata ricercatrice presso la Facoltà di Economia di Forlì dell'Università di Bologna il 1o marzo del 2005, quando Preside della stessa era suo padre (dal 2000 al 2006, recita l'Annuario dell'Università di Bologna).

Son quelle situazioni in cui non sai se sia più opportuno congratularsi, o esprimere solidarietà. E sia chiaro: le uniche eventuali colpe son quelle dei colleghi che, se non sono d'accordo, lasciano passare. Per il resto, è tutto impeccabile.

La verticale du pouvoir


Oggi all'Eliseo si incontreranno Macron e Putin. Anche Macron sembra attratto dall'idea della "verticale del potere" ("вертикал власти"): il cui "rafforzamento", in Russia, è stato "l'insieme di misure, prese sotto Eltsin e Putin, con il fine di centralizzare e rafforzare il potere [centrale]". *

Macron è reduce da una testosteronica stretta di mano con Trump, in cui nessuno dei due, mollando per primo la presa muscolare, ha voluto dimostrarsi pollo. Macron ha dichiarato che ma poignée de main avec Trump, ce n'est pas innocent. Mi pare per lui un buon inizio, e i due ci han regalato un bel quadretto degno del miglior Chaplin (in alto).

In Italia il termine "verticale del potere" non ha avuto corso. Il dibattito che si è avuto è riassunto dal termine "governabilità", e dal tentativo di "garantirla". Ci si lamenta per i lacci e lacciuoli che ostacolano la realizzazione delle chiare visioni strategiche dei nostri statisti - siano essi frapposti da piccoli partiti con potere di veto o, che so io, dal TAR del Lazio. Ma forse l'idea che ci sia un potere "verticale", anche per la nostra storia recente, per il momento ci mette in imbarazzo. Dopo tutto, nella scenetta in alto, è raffigurato uno dei nostri.

* "комплекс мер, предпринятых в России в период президентства Б. Н. Ельцина и В. В. Путина с целью централизации и укрепления власти."; Wikipedia.

venerdì 26 maggio 2017

Progetto-Mondo



"A History of Southeast Asia", di Anthony Reid, è molto bello. Invoglia a presentarsi alla frontiera tra Bangladesh e Burma per proseguire sino alla Nuova Guinea - quattro mesi dovrebbero bastare.

Negli ultimi anni, ogni volta che ho viaggiato oltre l'Europa, per prepararmi ho letto un libro di storia. Vorrei avere un'idea generale della storia mondiale, e così ho letto di America latina, Africa, Oriente, e ho approfondito certi temi che riguardano gli Stati Uniti. E' un "progetto-mondo" per capire meglio il problema della corruzione su scala globale, che sempre più vedo come un punto d'entrata per considerare altro. Così, il mio dichiarato interesse per la corruzione diventa una scusa e un'etichetta, messa lì tanto per far presto a rispondere quando mi chiedono "di cosa ti occupi?". E i viaggi ora li chiamo "di studio", che è anche un bel modo per togliersi d'impiccio.

Miguel de Unamuno disse che "El fascismo se cura leyendo y el racismo se cura viajando", forse parafrasando il Pío Baroja di "El carlismo se cura leyendo y el nacionalismo, viajando". Lascio perdere il carlismo, che porterebbe fuori strada, e considero invece l'attualità mai sopita del nazionalismo. Viaggiamo, colorando ogni paese dove mettiamo piede, come nella mappa qua sopra. E' un'operazione geografico-contabile in cui si abdica non al nazionalismo, ma certo a un'idea di spazio-nazione per noi così scontata da risultare inavvertita. Scontata per noi, a quasi quattro secoli dalla Pace di Westfalia, ma non per luoghi periferici rispetto al sistema che si cristallizzò allora. Per esempio, nel Sud-Est asiatico l'idea di nazione si è consolidata molto più recentemente - con l'"high colonialism" e poi, come racconta James Scott nel suo bellissimo "Seeing like a State", con l'high modernism. Ora, almeno in questo l'occidente ha vinto, e viviamo in un pianeta a forma di mosaico, con tasselli dalle dimensioni estremamente variabili.

Molti anni fa pensai di scrivere qualcosa su un concetto di polity multipla e virtuale. Un modello in cui ciascuna persona possa scegliere frazionalmente le sue comunità di appartenenza, territoriali o virtuali. Ciascuna di esse con diritti e doveri individuali, e quindi anche con conseguenze impositive - immaginiamo una "dichiarazione dei redditi" frazionata tra diverse entità, per esempio. Non ne feci nulla, e forse fu meglio così. Ma mi domando in quanti modi un "progetto mondo" possa essere declinato, diversamente dalla mappa là in alto, da quel "Risiko" che nel modo più ovvio, ma anche banale, traduce graficamente l'obiettivo di ciascuno di noi: il dominio della Galassia.

Se allunghiamo lo sguardo, non appare così ovvio che la rivoluzione neolitica, con le sue potenti implicazioni ed esigenze di organizzazione dello spazio, dovesse portare all'attuale mosaicizzazione del pianeta: chissà che cosa avrebbe predetto un ipotetico intellettuale ancora infreddolito per via dell'ultima glaciazione appena conclusa, se avessimo chiesto cose avremmo organizzato lo spazio planetario 13 mila anni più tardi.

Tasselli da colorare, per una minoranza se pur numerosa di privilegiati che, tra i sette miliardi che siamo, è in grado di viaggiare. Privilegiati che possono ringraziare tale neolitica rivoluzione per aver creato un surplus da distribuire, secondo parti vantaggiosamente ineguali. Un surplus che permette loro, e non la motitudine escluda, di abitare quell'enorme megalopoli nomade e fluttuante che si chiama Megaturismo: 1 miliardo e duecento milioni di persone transeunti in uno spazio globale museizzato e anestetizzato. Abitanti che individualmente, colorandone i tasselli, certifica la vigenza del mosaico globale, ma al tempo stesso collettivamente la nega, costituendo un'enorme comunità fluttuante e senza confini.

Non è scontato che rimarrà così - ne' per la mosaicizzazione nazionale, ne' per tutto il resto. Forse anche per questo mi pareva sensato pensare ad altre mappe e geografie, sovrapposte e non esclusive. Immaginare le nostre esistenze spartite tra comunità d'elezione e, tra queste, chissà, l'enorme "Megaturismo": la più grande megalopoli, itinerante, che l'umanità abbia mai creato: stanze d'albergo e ostelli, treni e rent-a-car, classe turistica sugli aerei e Fontana di Trevi. Forse, è questa l'unica comunità che potrebbe veramente vincere il Grande Risiko, se solo riuscissimo a museizzare tutto il pianeta.

Anni fa non feci nulla di quell'idea. Terminato però il mio progetto-mondo sulla corruzione, forse diventerò un geografo - categoria professionale che, dei viaggi, ha bisogno come l'aria. Vorrei infatti tanto visitare Megaturismo, ma iniziando, fino a quando è possibile, per le campagne attorno, per quel che i romani avrebbero chiamato il saltus: altrove, insomma, che è poi l'unica idea di viaggio possibile.

giovedì 25 maggio 2017

Modello 730: detrazioni gatto



Per la prima volta ho presentato la dichiarazione dei redditi dal sito dell'Agenzia delle Entrate. Le banche dati sono in gran parte collegate: per esempio, lo scontrino della farmacia, se collegato al codice fiscale, te lo ritrovi automaticamente nel modello "precompilato".

Dieci anni fa presentai la dichiarazione dei redditi in Spagna. Ad occhio e croce, erano più avanti di noi di quasi un decennio. C'era già il "precompilato"; prendevi un appuntamento (gratuito) con Hacienda, e insieme a un addetto controllavi ed eventualmente integravi i dati già presenti per completare la dichiarazione.

Ho letto da qualche parte, ma non ricordo dove, che negli Stati Uniti sono più arretrati di noi, anche a causa della lobby dei consulenti fiscali che difendono il loro ruolo di intermediari tra cittadini e amministrazione del fisco.

Spero che questo scritto varrà come prova, in qualunque sede, della mia buona fede, quando l'Agenzia delle Entrate mi chiamerà e mi chiederà conto delle detrazioni per gli studi universitari della mia gatta. E' che bisogna conoscerla, Macarena.

Scherzi a parte, speriamo bene. E comunque, la cifra esorbitante spesa dal veterinario l'estate scorsa sarebbe stata almeno in parte detraibile, se il codice fiscale nella fattura fosse stato giusto. Insomma, è stata solo una partita di giro, no?

mercoledì 24 maggio 2017

Caproni-Moroni C2 "SCUD"



Gli aerei di Bruce McCall. Vedi qui. Sopra, il "voltagabbana". Lo sento così nostro.

Grazie a Luca Pazzi.

lunedì 22 maggio 2017

Un'intervista che trasuda eleganza

Ibc, il contrappasso di Flavio Delbono «La mia accusatrice indagata», Il Corriere di Bologna, 22 maggio 2017.

Sono orgoglioso di essere un outsider, nel mio luogo di lavoro. O per meglio dire: son loro che son molto fuori.

Produzione di missile



Oggi il "Corriere" l'han fatto scrivere a Google Translator.

venerdì 19 maggio 2017

I cazziatoni della naia



A me l'Accademia della Crusca piace assai.

[...] le caserme, come osserva Marco Biffi, autore dell’articolo sul linguaggio militare nell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani, sono state anche un veicolo di diffusione di termini d’uso regionale nell’italiano comune:

"Il gergo di caserma (o meglio un gergo di caserma, in parte nazionale e in parte caratterizzato localmente) è stato infatti condiviso dalla quasi totalità della popolazione maschile dal 1861 al 1° gennaio 2005; la gergalità, variamente assorbita nel periodo di ferma, è stata quindi in parte esportata anche nella lingua comune, con una sedimentazione in diacronia che copre tutti i 144 anni di leva obbligatoria (o naia, appunto, come si dice a partire da un uso gergale diffuso tra gli alpini e poi divenuto popolare dopo la prima guerra mondiale).Gli esempi di parole di caserma entrate nella lingua comune sono numerosi, con connotazioni locali evidenti soprattutto tra Ottocento e inizi del Novecento, quando era marcata la prevalenza di ufficiali piemontesi e napoletani provenienti dai principali eserciti preunitari: sono, ad es., piemontesismi battere la fiacca, cicchetto,marcare visita,piantare una grana, ramazzare, mentre più rari sono i napoletanismi, come arrangiarsi o fesso; ma varie sono anche le formazioni gergali con materiale linguistico italiano: mettere la firma, lavativo, pignolo, scalcinato, sfottere."


È giusto cazziare qualcuno?, a cura di Antonio Vinciguerra, Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca. 17 maggio 2017.

martedì 16 maggio 2017

Omicidi

Da tempo vorrei dare una buona occhiata ai dati sugli omicidi. Qui trovo un bel riassunto a livello mondiale.

Homicides, di Max Roser.

I dati italiani più recenti, se non sbaglio, mostrerebbero in media una riduzione progressiva dell'incidenza degli omicidi, con una convergenza tra sud (dove tutt'ora sono più frequenti, ma con un miglioramento più marcato) ed il nord.

Da questo punto di vista, viviamo in uno dei paesi più sicuri del mondo. Altra questione sono gli "omicidi" da incidente stradale. Con calcolo approssimato (fatto ora, letteralmente, sul retro di una busta), in Italia ci sarebbero sette ammazzati sulle strade per ogni omicidio. Ma devo controllare meglio.

PS. 17 maggio: Sulla tendenza degli omicidi in Italia, vedo ora, appena uscito: L’inarrestabile declino degli omicidi, di Marzio Barbagli e Alessandra Minello, La Voce.info.




domenica 7 maggio 2017

Respondeat superior

"Most histories of American corporate criminal liability start there - the Industrial Revolution, the rise of the regulatory state, and the Supreme Court’s
landmark 1909 decision in New York Central & Hudson River Railroad v. United States. In New York Central, the Court upheld the constitutionality of the
Elkins Act, a federal statute regulating railway rates that imposed criminal liability on corporations that violated the statute’s mandates. In sweeping
language, the Court rejected the corporation’s contention that, as an entity, it could not commit a crime, finding Congress had expansive power to regulate
interstate commerce that included the authority to impose criminal sanctions.

The Court was untroubled by the legal fiction that an entity could neither take criminal action nor possess criminal intent. Instead, the Court adopted the civil
law doctrine of respondeat superior, holding that a corporation could constitutionally be convicted of a crime when one of its agents had committed a criminal act (1) within the scope of his or her employment, and (2) for the benefit of the corporation. That standard remains good law to this day." (*)

Più ci penso, e più mi convinco che nella prossima vita sarò un giurista. Anche.

(*) Diskant, Edward B. "Comparative corporate criminal liability: Exploring the uniquely American doctrine through comparative criminal procedure." The Yale Law Journal (2008): 126-176.

Pass Island



L'altro giorno sono tornato dalle Filippine. Ho trascorso alcuni giorni a Manila, dove tra l'altro ho parlato di corruzione internazionale all'Asian Development Bank, e all'University of the Philippines Diliman.

Qui sotto ci sono io all'Asian Development Bank.



Nel tempo libero a disposizione ho esplorato un po' Manila.

In apertura, la foto di un autista di Jeepney che si riposa. Le Jeepney nacquero originariamente modificando le Jeep che i soldati americani portarono al termine della seconda guerra mondiale. Sono molto interessanti, sotto più punti di vista.

Qui sotto, la "triade" del trasporto a Manila: Jeepney, strada, e ferrovia sopraelevata. Manila è una costellazione di centri urbani - uno sprawl per certi versi paragonabile a Los Angeles o a San Diego. Ha 12 milioni di abitanti ed è estremamente congestionata. A differenza per esempio di Bangkok, non ha una metropolitana.



L'altro giorno ho visitato Quiapo. C'è una chiesa molto famosa, dove una volta all'anno si recano masse enormi per venerare il "Cristo nazareno nero". Nelle stradine limitrofe si trova un mercato dove si vende pesce seccato e tanto altro - pare anche sostanze che procurano l'aborto. Ho scattato qualche foto.







Manila, molto caotica, è un interessante luogo "totale". Ma è anche stancante: approfittando del ponte lungo, sono andato al mare, nell'isola di Coron. (*)

Per la prima volta nella mia vita ho "circumnuotato" un'isola. Si chiama Pass Island, pare perché era il punto di passaggio delle imbarcazioni da guerra giapponesi - alcune delle quali, affondate, sono ora luoghi amati dai sommozzatori. Pass Island è molto piccola e il giro si fa rapidamente. Ma è il principio che conta.

Qui sotto, un breve video fatto da un drone che si trova su Internet. Fa capire bene, credo, perché quell'isola mi è parsa perfetta. Ma mi sbaglio: il concetto di "insularità" e di "perfezione" si sposano solo in un'idea di turismo da cartolina, come se i luoghi si trovassero in una teca. Mettiamola così: casualmente mi son trovato a Pass Island. Per abitudine, ho iniziato a nuotare, costeggiandola in senso antiorario, e dopo un po' mi son ritrovato nel punto di partenza. Questa è Pass Island: un'isola che si fa circumnuotare con facilità. Tutto qua.



(*) A scanso di equivoci: a mie spese, e la mia "missione" a Manila costerà al contribuente italiano poche decine di Euro - aereo e albergo a Manila sono stati offerti dall'ospite.

domenica 23 aprile 2017

Lincoln, pensa te



Ho appena appreso quanto segue.

Sei ubriaco ed è notte fonda. Mentre torni a casa, passi davanti a un'automobile e ti accorgi che è aperta. Entri e ti fermi a dormire. La mattina dopo, senza arrecare alcun danno, esci e te ne vai.

Bene: negli Stati Uniti, puoi farlo: il proprietario non ti può denunciare - se non hai arrecato danni, e se non gli hai precluso l'utilizzo del mezzo. E per quest'idea liberale dobbiamo ringraziare Abraham Lincoln, che nel 1843, quando era un giovane e brillante avvocato, difese il caso Johnson v. Weedman. Convinse la Corte Suprema dello Stato dell'Illinois che il suo cliente, cavalcando per 15 miglia un cavallo non suo, non aveva commesso un reato.

Questo concetto si chiama "trespass to chattels". Sto frequentando un corso Coursera di American Common Law e mi sto divertendo molto.

mercoledì 19 aprile 2017

Media sotto la media?



Recentemente ho assistito a quanto segue. A un quotidiano importante è stata resa nota una malefatta di tizio, personalità pubblica di rilievo. Dopo meno di 48 ore, tizio ha cercato di risolvere il problema: qualcuno lo aveva avvertito.

Poi ho assistito a come il Fatto Quotidiano ha trattato le vicende del "presunto" "plagio" della "tesi" della Ministra On. Marianna Madia e dei "consigli alla lettura" dell'On. Prof. Francesco Boccia (è opportuno essere generosi con le virgolette). Qui (Madia) e qui (Boccia).

Tutti e due i Potenti hanno annunciato querele: Querela is the new "lei non sa chi sono io" (credit: Alessandra). E' l'arroganza del potere, ed è uno dei motivi per cui M5S ha successo. Ma passiamo di lato.

Oggi leggo le polemiche sulla trasmissione Report a proposito dei vaccini. Non l'ho vista ma mi fido per esempio dell'opinione assai critica di Roberto Burioni, che tanto tempo fa conobbi in altre più amene vesti.

Viceversa, il Fatto Quotidiano ha realizzato un buon lavoro con i "presunti" "plagi" di Madia e Boccia: conosco molto bene i due casi e la mia è un'opinione informata. Chi ce l'ha con quel quotidiano, con Travaglio e compagnia, avrà le sue buone ragioni. Ma intanto, una notizia con loro è andata sino in fondo: han fatto il loro mestiere. Altri più blasonati, no.

Avremmo bisogno di una stampa libera, forte, in grado di pagarsi gli avvocati per difendersi dalla Querele dei Potenti, e ne abbiamo solo brandelli. E' un grave problema. Quei brandelli di giornalismo critico hanno una responsabilità particolare: essere credibili. Perché là fuori è pieno di gente che solo aspetta un alibi per poterli criticare, e difendere poi qualunque cosa. Anche la fotografia in alto, se necessario e se arriverà il momento per farlo. Perché noi italiani abbiamo il nostro modo per adattarci a tutto.

E infatti qualcuno difende quel che segue:

L'IMT di Lucca ha deciso che il caso del "presunto" "plagio" della "tesi" Madia verrà giudicato da una commissione interna: "la commissione ha ricevuto il mandato di esaminare la sussistenza di elementi di criticità, in particolare con riguardo alla fattispecie di plagio, al fine di consentire al direttore Pietro Pietrini che sarà l'ultimo a decidere, se esistono i presupposti per andare avanti o archiviare la pratica."

Una commissione interna è contraria al buon senso, prima ancora che agli standard internazionali che dovrebbe seguire un'istituzione non dico eccellente, ma anche solo, non indecente. Ma qui di non indecente è rimasto bel poco.






sabato 15 aprile 2017

You Draw It

Questa nuova rubrica del New York Times è affascinante.

All'incirca, avevo indovinato, almeno le tendenze. Se nell'ultimo grafico in fondo alla pagina, che mette insieme le cause di morte, si aggiungessero i morti per terrorismo, si tratterebbe di una linea adagia sull'asse delle ascisse. Con solo una piccola punta in occasione dell'attentato alle torri gemelle.

Correggere le percezioni del pubblico sui rischi di morte sarebbe prioritario anche in Italia. L'ISTAT potrebbe fare una bella "infografica" di questo tipo.

venerdì 14 aprile 2017

Saluti



Poco fa, mentre ero nello spogliatoio della piscina, ho finalmente capito la ragione di una mia grande passione.

Ricordo d'infanzia. Ero seduto sul seggiolino posteriore della bicicletta della mia mamma. Mentre pedalava - l'immagine è molto vivida, eravamo in Via Tramazzo di fronte al campo allora ancora privo di palazzoni - ci viene incontro qualche sconosciuto, che io saluto. Forse mi viene un dubbio, chiedo a mia mamma se si salutano tutti quelli che si incontrano, e lei mi spiega che si salutano solo i conoscenti. Devo aver trovato quell'insegnamento curioso e notevole, se è uno dei pochissimi ricordi che ho di quella remota infanzia.

Nello spogliatoio, mentre mi infilo le scarpe uno sconosciuto se ne va e mi dice "arrivederci". Lo saluto anch'io, mi torna in mente quella scena remota, in Via Tramazzo, e mentre esco dico "buongiorno" a tutti quelli che incontro. Del resto, quelli della cassa credo che già mi conoscano per essere uno che saluta molto.

Via Tramazzo prende il nome dal Colle di Tramazzo, prima montagna, dove senza passar per strambi si salutano anche gli sconosciuti che si incontrano. Per questo sono appassionato di montagna, ho pensato. Ero un bambino un po' strano, e davvero ringrazio di esser riuscito, col tempo, a diventare normale. Anche frequentando luoghi a me adatti, come la montagna.

lunedì 10 aprile 2017

Coda di paglia



Siccome pare che io qui stia sempre a divertirmi, vorrei che risultasse anche il mio impegno professionale. Qui sopra, "as professional as it gets", mentre elargivo il keynote speech in apertura di una conferenza sulla corruzione, in terra straniera.

Sentire il dovere di precisare in tal modo, e con prova fotografica, giustifica il titolo di questo breve ed evitabile intervento: coda di paglia. Qui dentro tutto si giustifica vicendevolmente e tutto si tiene. Chiaro, Michele?

domenica 9 aprile 2017

Praga: non ci vivrei



Dove non giunsero le nostre legioni, infine piantarono la loro bandiera gli italiani.

I romani arrivarono (e per qualche tempo occuparono) l'area attorno a Brno, nella repubblica ceca. Non giunsero mai all'odierna Praga.

La mappa qui sotto (da Wikipedia: Romans in Slovakia) indica la situazione. L'imperatore era Marco Aurelio. La tribù contro la quale combattemmo, i Marcomanni - quella de la scena iniziale del film "The gladiator", per capirci.

Praga: bella, ma non ci vivrei? Non in questi termini. E' che fuori dai confini, per un verso, bad vibes, e poi, mancan le comodità.



venerdì 31 marzo 2017

E Carrero volò


La Spagna più "facha" talvolta offre storie incredibili. "Tuitera" condannata per aver preso in giro la morte di Carrero Blanco. Che volò. E volò e volò, e ringrazino gli spagnoli se volò: come sarebbe stata la "transizione" se non avesse volato? Che democrazia avrebbero?

Si chiama "regicidio", e in certi casi, come quello, è legittimo e giusto.

"Creo, sinceramente, que es un error enfocar la defensa de esta tuitera con el argumento de que su actuación era inocente porque "solo era humor". ¿Y si no lo fuera… qué? ¿Acaso no es legítimo alegrarse de la muerte de Carrero Blanco?"

No es solo Carrero Franco, di Carlos Hernández, 30 marzo 2017, El Diario.


giovedì 30 marzo 2017

Il plagio, ai tempi del frullatore

(Pensierino su due storie che riguardano politici-accademici e plagio, in questi giorni)

Non distinguere tra "plagio-criminale" e "plagio-negligenza" (*), insomma non graduare le responsabilità, come sempre si dovrebbe, è parte del sistema in vigore che porta alla "scomparsa del plagio" (qui descritto nella sua incarnazione bolognese).

Il plagio "scompare" per il fallimento dell'istituzione, che non lo giudica mai (e quando lo fa, invoca strumentalmente la legge sulla privacy per non render noto il giudizio), per cui nulla viene mai determinato, e quindi graduato per livelli diversi di responsabilità.

Segue che chiunque sia accusato può arrampicarsi sugli specchi - al riguardo esiste una casistica interessante e persino divertente, da Stefano Zamagni a Francesco Boccia - mimizzando le proprie (eventuali, come sempre) responsabilità, del resto così oscillanti, in un mondo dove esse non vengono mai chiarite. E segue il moralismo che fa di ogni erba un fascio. Ma siccome ogni erba non è un fascio, il "frullatore", anche lui mentendo, e rendendo il plagio indistinto e generalizzato, lo condanna all'irrilevanza.

Il fallimento istituzionale e il moralismo si riflettono l'uno nell'altro; criminali e moralisti sono funzionali gli uni con gli altri.

Che interessante, il plagio.

(*) Sul plagio che è "negligenza". Si inizia con le "ricerche" copia-e-incolla alle scuole medie, si dirà, senza che il rigore venga insegnato. Ma noi professori universitari non possiamo certo prendercela con i docenti che ci hanno preceduto nel ciclo degli studi, perché anche noi, dimostratamente, non facciamo la nostra parte per insegnare a scrivere, e a citare. E del resto, noi plagiamo all'incirca impuniti. Ma nel nostro mestiere, il rigore è indispensabile.

domenica 26 marzo 2017

I'm waiting



I'm waiting for a rebirth of wonder

Grazie a Lucia Simonato, che non vedo da tanto e da troppo, per avermi ricordato questa poesia, e che ancora stiamo aspettando.

Buon 98esimo compleanno, Lawrence Ferlinghetti.


I Am Waiting

I am waiting for my case to come up
and I am waiting
for a rebirth of wonder
and I am waiting for someone
to really discover America
and wail
and I am waiting
for the discovery
of a new symbolic western frontier
and I am waiting
for the American Eagle
to really spread its wings
and straighten up and fly right
and I am waiting
for the Age of Anxiety
to drop dead
and I am waiting
for the war to be fought
which will make the world safe
for anarchy
and I am waiting
for the final withering away
of all governments
and I am perpetually awaiting
a rebirth of wonder

I am waiting for the Second Coming
and I am waiting
for a religious revival
to sweep thru the state of Arizona
and I am waiting
for the Grapes of Wrath to be stored
and I am waiting
for them to prove
that God is really American
and I am waiting
to see God on television
piped onto church altars
if only they can find
the right channel
to tune in on
and I am waiting
for the Last Supper to be served again
with a strange new appetizer
and I am perpetually awaiting
a rebirth of wonder

I am waiting for my number to be called
and I am waiting
for the Salvation Army to take over
and I am waiting
for the meek to be blessed
and inherit the earth
without taxes
and I am waiting
for forests and animals
to reclaim the earth as theirs
and I am waiting
for a way to be devised
to destroy all nationalisms
without killing anybody
and I am waiting
for linnets and planets to fall like rain
and I am waiting for lovers and weepers
to lie down together again
in a new rebirth of wonder

I am waiting for the Great Divide to be crossed
and I am anxiously waiting
for the secret of eternal life to be discovered
by an obscure general practitioner
and I am waiting
for the storms of life
to be over
and I am waiting
to set sail for happiness
and I am waiting
for a reconstructed Mayflower
to reach America
with its picture story and tv rights
sold in advance to the natives
and I am waiting
for the lost music to sound again
in the Lost Continent
in a new rebirth of wonder

I am waiting for the day
that maketh all things clear
and I am awaiting retribution
for what America did
to Tom Sawyer
and I am waiting
for Alice in Wonderland
to retransmit to me
her total dream of innocence
and I am waiting
for Childe Roland to come
to the final darkest tower
and I am waiting
for Aphrodite
to grow live arms
at a final disarmament conference
in a new rebirth of wonder

I am waiting
to get some intimations
of immortality
by recollecting my early childhood
and I am waiting
for the green mornings to come again
youth’s dumb green fields come back again
and I am waiting
for some strains of unpremeditated art
to shake my typewriter
and I am waiting to write
the great indelible poem
and I am waiting
for the last long careless rapture
and I am perpetually waiting
for the fleeing lovers on the Grecian Urn
to catch each other up at last
and embrace
and I am awaiting
perpetually and forever
a renaissance of wonder


Lawrence Ferlinghetti, “I Am Waiting” from A Coney Island of the Mind.

sabato 25 marzo 2017

Lettera aperta al Magnifico Rettore Prof. Federico Visconti



La lettera, pubblicata il 24/3/2017, da personale è divenuta collettiva. Può essere letta ed eventualmente sottoscritta accedendo a questo indirizzo:

Lettera aperta al Magnifico Rettore dell'Università Carlo Cattaneo Prof. Federico Visconti


Gli allegati di seguito riportati rimangono invariati e rilevanti. (LP; modificato il 28/3/2017, ore 16:50).



Allegato

LIUC PAPERS N. 158, DICEMBRE 2004 - ECONOMIA E ISTITUZIONI, 16 - The regulation of local public services between authority and market: United States and tax increment financing. The case of Chicago

Le prime pagine come appaiono nella copia cartacea acquisita dall'Università di Bologna:







La prima pagina dello stesso "Liuc paper N. 158" come appare ora presso il sito dell'Università "Carlo Cattaneo"



Enfasi in rosso non presente nel testo pubblicato presso LIUC; data di creazione del file, secondo le "proprietà" del medesimo: 16 dicembre 2016.




mercoledì 22 marzo 2017

Bisanzio dappertutto




(immagine tratta da *)

Riporto dal blog del Dr. Caitlin R. Green. In marrone, i confini dopo le conquiste di Giustiniano. I punti neri corrispondono ai "early Byzantine items and contemporary imitations found outside of the boundaries of the mid-sixth-century empire".

In questa fase mi sto interessando di estremo oriente, per cui riporto:

"China was, for example, mentioned by Roman and early Byzantine writers from the first century BC onwards and it is included not only in Ptolemy's second-century AD Geography (which mentions parts of Southeast Asia too), but also on the Tabula Peutingeriana, a fascinating map that seems to have had its origins in the Late Roman period. Moreover, Roman and especially Chinese sources make several references to Hellenistic, Roman and early Byzantine entertainers, merchants and/or embassies being present in China and Southeast Asia, including a mission in 166 AD that arrived via the south coast—probably entering China via Vietnam and claiming to have been sent by the Roman emperor Andun (Antoninus Pius or Marcus Aurelius Antoninus?), although this was perhaps really a commercial action that chose to represent itself this way—and numerous seventh- and eighth-century Byzantine embassies to Tang China." (*)

Conto sulla reincarnazione, perché vorrò essere archeologo non una, ma molte volte: anche con specializzazione tardo-antica.

Non spero invece nella metempsicosi, perché l'affrancamento dell'anima dal corpo mi infastidirebbe.

(*) A very long way from home: early Byzantine finds at the far ends of the world, Blog di Caitlin R. Green, 21 marzo 2017.

martedì 21 marzo 2017

Non-linearità pre-prandiali



Dovrò andare a Praga a fare una presentazione in apertura di un convegno. Ho un problema "narrativo": ci sono due temi, ciascuno dei quali è strumentale all'altro. O ne scelgo arbitrariamente uno come titolo (fingendo una struttura narrativa lineare), oppure tento una presentazione circolare.

Per esempio, inizio mostrando le "drawing hands" di Escher, chiedo al pubblico di mimarle, da soli o in coppia; insomma, genero quanta più baraonda in sala è possibile. Quando la situazione è fuori di controllo, scappo inosservato verso il buffet, minacciando con la mia pistola ad acqua i responsabili del catering di risucchiarli in un'incrinatura del tessuto spazio-temporale, se non mi servono anticipatamente.

Idee e proposte migliorative benvenute. Lavoriamoci insieme, ognuno iniziando dalla parte che vuole: poi vi offro il pranzo, anzi il brunch.

sabato 18 marzo 2017

Iniziare a viaggiare


Claudio: "sette minuti di cui puoi fare quel che vuoi.. se hai il coraggio". Coraggio?

Appaiono: Miltos Manetas e Umberto Giangrandi, coi quali abbiamo parlato a lungo a Bogotá. Sofia Mendoza, che gentilmente ci ha ospitati a Iza, nel Boyacá. Una bellissima ragazza dal vestito rosso, con la quale ho parlato a lungo, ma che non ha voluto aprir bocca.

Chiudo con Colombia e America Latina, almeno per un po': bisogna sempre passare ad altro. Ieri mi arrivato questo libro. Sono in una fase della mia vita in cui sento l'esigenza di iniziare a viaggiare.

Whataboutism: eallorismo? Cacnasciotismo?

"Whataboutism", o, "какнасчётизм":

"President Trump has developed a consistent tactic when he's criticized: say that someone else is worse."
[...]
"This particular brand of changing the subject is called "whataboutism" — a simple rhetorical tactic heavily used by the Soviet Union and, later, Russia. And its use in Russia helps illustrate how it could be such a useful tool now, in America. As Russian political experts told NPR, it's an attractive tactic for populists in particular, allowing them to be vague but appear straight-talking at the same time." (*)

Interessante, anche se mi pare che la tattica sia usata in un ambito più generale. E, come fallacia logica, dovremmo essere pronti ad individuarla e a contrastare. Quindi innanzitutto è opportuno che abbia un nome anche in italiano. "Eallorismo"? (da non confonder col "benaltrismo", che un concetto divero.

Oppure, perché non usare per una volta la lingua russa invece dell'inglese? "Cacnasciotismo" (dove "s" e "c" si pronunciano separate).

(*) Trump Embraces One Of Russia's Favorite Propaganda Tactics — Whataboutism, di Danielle Kurtzleben, NPR, 17 marzo 2017.

какнасчётизм, da Wikipedia (in russo).

venerdì 17 marzo 2017

Colombia



Ho sopportato per due settimane i suoi cinque chili di macchina fotografica con protesi ottiche. Non tanto per il peso, che ha portato lui - eccetto nella salita rocciosa verso il "Pueblito", in mezzo alla giungla del Tayrona: l'unica soddisfazione è stata potergli rinfacciare, ogni dieci metri di ascesa, la situazione insostenibile e il mio sacrificio.

Quel che mi ha ferito è stata l'offesa alla mia estetica dell'equipaggiamento essenziale: quattro chili scarsi, affinati in anni di studi teorici ed empirici.

Ora almeno Claudio Caprara è al lavoro per spremere, con spremiagrumi elettronico, un succo di bits e bytes, dai quei suoi cinque chili di ferraglia e vetro.

Qui trovano i curiosi un resoconto fotografico che dura sette minuti.

Nella foto: al Canyon di Chicamocha, coi miei quattro-chili, quasi invisibili. E' una ricerca estetica verso una configurazione di viaggio sempre più leggera. In prospettiva, per risparmiare peso, io stesso non andrò, e così si avranno 70 kili in meno. A quel punto, avrò trovato il Viaggio Puro, Ideale e Immateriale. La soluzione è questa ed ovvia: devo solo trovare qualcuno che mi porti in giro lo zainetto.

giovedì 16 marzo 2017

Aeroporto di Forlì



"Sull’ex-aeroporto di Forlì è tempo di dire “basta” e di affermare l’ovvia, da anni risaputa, verità: l'aeroporto non ha futuro, e quindi l’area che occupa è a disposizione. Per esempio, per creare un grande bosco, a ridosso della città."

Continua a leggere l'intervento di Giliberto Capano e mio sull'ex aeroporto di Forlì.

(Foto: Istituto Luce. Inaugurazione del nuovo aeroporto alla presenza del capo del governo S. E. Mussolini, che conversa con Starace. 20 settembre 1936)

mercoledì 15 marzo 2017

Crinale



Ieri pomeriggio, volando verso Bologna. L'aereo ha attraversato gli appennini reggiani, che si vedono in basso. Non riesco a riconoscere bene i monti; forse, l'Alpe di Succiso.

Più in alto, i monti modenesi, sopra al Lago Santo per esempio. Poi, andando verso sinistra, la zona non innevata corrisponde all'Abetone. In alto a sinistra si vede il cono del Cimone e il Libro aperto, e subito sopra, si intravede il Corno alle Scale.

Anche quest'anno ha nevicato poco. E noi continuiamo come se nulla fosse.

sabato 25 febbraio 2017

Colombia in 3D



Tre linee di montagne, con due valli centrali, giù sino all'apertura dei Caraibi, e "los llanos" a degradare verso est e l'Amazzonia. Un paese dove la difficoltà di comunicazione si è sempre accompagnata a un controllo imperfetto dal centro. Questa è la sintesi.

A proposito, ho scoperto che da Panama alla Colombia non vi è alcun collegamento stradale. Ancora mi stupisco della mia ignoranza, malgrado la visione tridimensionale, e oltre.

mercoledì 22 febbraio 2017

Cialtroneria istituzionale



In alto, il termostato della grande aula dove il 10 febbraio scorso avevo esami. Scuola di Scienze Politiche (sede di Forlì), Università di Bologna. Qualche anno fa, un'associazione studentesca si mise in testa di indagare sul perché prevalessero tali temperature. Se non ricordo male, ricevettero, da vari colleghi e uffici, sette spiegazioni distinte e contrastanti, indicanti o che il problema non esisteva, o che non era risolvibile.

In basso, il messaggio che ho ricevuto poco fa.

All'Università di Bologna lavorano numerosi esperti in politiche e amministrazioni pubbliche. La prossima volta che ne incontrerò uno, proporrò di istituire la categoria interpretativa della "cialtroneria istituzionale". Secondo me ha un notevole potere esplicativo.


giovedì 16 febbraio 2017

A riveder le stelle



Conforta sapere che "La Marina militare italiana non ha mai abbandonato la navigazione astronomica, che fa parte delle materie da sempre insegnate nei quattro anni dell’Accademia navale di Livorno. Il sestante non è mai sbarcato dalle nostre navi, anche per una questione di cultura marinara" (*)

Chi mi conosce sa bene che, quando comanderò io, molte luci si spegneranno e nelle nostre vite torneranno le stelle. Forse anche per i ciclisti verrà stabilito l'obbligo di tenere il sestante a bordo.

Nella galassia degli off-the-grid, non so ancora bene quale tendenza sarà la nostra. Sincretica, sicuramente, con una spruzzatina di prepping, ma senza la paranoica accumulazione di scorte in cantina. Soprattutto, infine usciremo, a riveder le stelle.

(*) L’italiano che insegna all’Us Navy a guardare il cielo stellato, di Fabio Pozzo, 16 febbraio 2017.

martedì 14 febbraio 2017

Stoner


Alla fine, ho letto Stoner. Era lì, "in fila", da tempo, da quando me ne aveva parlato D*, e mi aveva riferito che vi si trovava già enunciata la tesi dell'accademia come "terapia occupazionale" (qui).

Ho tratto una morale da questo libro, che è molto bello. Dentro all'università, per una vita puoi starci con un piede, ma l'altro lo devi tenere fuori. E forse è l'unico modo per vivere veramente da "accademico": per esserlo, in parte devi non esserlo. Così, non essendo niente di preciso, finisci per non essere nulla, ed è esattamente questo il punto. Saluti a tutti, scompaio sino a stasera, e anche oltre.

domenica 12 febbraio 2017

Madama la Marchesa, gli studenti scrivono male



L'appello dei 600 colleghi, che si lamentano perché i nostri studenti universitari scrivono male, appartiene al genere "Madama la Marchesa, ma dove andremo a finire". Anch'io, che ho la fortuna di avere studenti mediamente bravi, a volte mi lamento. Ma il linguaggio è a sua maniera democratico e rappresenta lo stato delle cose. In basso come in alto.

In alto, tra noi professori universitari, che usiamo l'inglese come Alberto Sordi: vedi alla voce "teaching hub" e "Reunion", Università di Bologna.

Stesso ateneo, anzi, mio dipartimento, il mese scorso: documento in discussione, redatto da un collega, in cui si comunica che una certa domanda va "sottomessa" (presentata) entro un certo termine. E dialoghi surreali, in consiglio di dipartimento, con due parole in inglese-bolognese a condirne cinque in italiano.

E quali strumenti mettiamo a disposizione dei nostri studenti per imparare a scrivere? Quando va bene, la buona volontà di chi, tra noi, davvero fa le pulci agli scritti che riceve. Poco altro.

E siccome i temi sono collegati, chi siamo noi per dar lezioni, quando accettiamo il plagio accademico? Meglio scriver male ma farina del proprio sacco, o bene ma copiando? Il nostro Rettore, Francesco Ubertini, ancora deve chiarire il Caso Lorenzini, finito sulle pagine dei giornali. E dov'erano i bolognesi firmatari dell'appello dei 600, quando si trattava di alzare la voce col Rettore, per chiedere tale rispetto "linguistico"? Madama Marchesa: le proprie virtù è più facile mostrarle coi deboli, che coi forti.

E anche in questo, alto e basso, la moneta corrente del linguaggio è democratica e ci rappresenta bene: giù in fondo, dove pullulano gli studenti "somari", e qua tra le nubi, dove svolazziamo eterei noi professori.

«Gli studenti non sanno l’italiano». La denuncia di 600 prof universitari. Di Orsola Riva, Corriere della Sera, febbraio 2017.