venerdì 17 novembre 2017

Majorca



Ci fu un'epoca in cui la televisione (e prima, la radio) costruiva un "immaginario" nazionale. I canali erano pochi, e certe trasmissioni le vedevano quasi tutti. E chi non le vedeva, se le faceva raccontare.

I primi anni '70 forse rappresentarono l'apice di quella stagione, in cui si ebbero contemporaneamente solo due canali (Rai Tre nacque nel 1979), e tanti apparecchi televisivi. Insieme a certi stridori di una modernità, Pasoliniana per così dire, che virarono con colori a volte un po' alluccinati quel che, almeno in teoria, era ancora un bianco e nero.

Solo in seguito si ebbe "la tragedia di Vermicino" (del 1981, e che sarebbe da rileggere oggi, per la sua delirante attualità). Di quegli anni invece è l'immersione di Maiorca (1974) che io, bambino, vidi in diretta e ben ricordo. Ricordo la tensione prima, e le parolacce poi.

E' morto Enzo Majorca, già un anno fa, ma io me ne accorgo ora. Comunque è sopravvissuto a lungo alla fine di quella televisione di cui, senza volerlo, fu anche lui un protagonista.

La frase dello scandalo fu: "chi è quel coglione di merda". Non conosco persona che avrebbe reagito diversamente.

I Piedi sul Banco / 2

Oggi, sul Fatto Quotidiano, Elena Ciccarello racconta l'esposto alla Procura della Repubblica di Campobasso che ho firmato insieme ad Alberto Vannucci.

martedì 14 novembre 2017

lunedì 13 novembre 2017

CO2 al Monte Cimone



La serie storica del CO2 rilevato all'osservatorio del Monte Cimone (vedi qui).

Si nota un piccolo arretramento del tasso di crescita in corrispondenza con la crisi attorno al 2012. Anche attorno alla crisi di dieci anni prima. In sintesi, è devastante.

Strand Two



Come sempre mi accade quando torno da un viaggio, son rientrato dalla Colombia con idee nuove. E una convinzione - di essere un tipo "strand two", e un'intenzione: di sviscerare i rapporti tra ideologia e über-ideologia. Auguri. Ah, dimenticavo: in un contesto dinamico.

mercoledì 25 ottobre 2017

Corruzione: oltre i confini della vulgata



Non so che cosa ne verrà fuori, ma sto cercando di spingermi oltre i confini della vulgata sulla corruzione, esplorando il concetto di "corruzione legale". Gli Stati Uniti, soprattutto in seguito a "Citizens United vs. Federal Electoral Commission" (ma già nel lontano 1976 c'era stato Buckley vs. Valeo, rappresentano il caso di studio ideale.

Per studiare anche come la corruzione legale e quella illegale possano essere inversamente correlate: perché, per esempio, la NRA dovrebbe pagare mazzette, quando può comprare le leggi (o l'assenza delle medesime) in modo del tutto legale?

La storia del vice-presidente americano Mike Pence è esemplare. In qualche modo, la sua è stata una carriera al soldo dei fratelli Koch e di altri interssi "corporate". Molto interessante l'intervista su NPR a Jane Mayer, che ne ha appena scritto sul New Yorker, e che nel 2008 pubblicò "Dark Money", dedicato, appunto, ai fratelli Koch.

Sto cercando un modello concettuale, ma al momento solo mi diverto, ai bordi della vulgata, guardando verso il basso e senza neppure cercare di non cadere. Per esempio, intuisco di dover leggere qualcosa di Lakoff ("Don't think of an elephant"?), ma non saprei spiegare bene il perché.

Mike Pence (nella foto, è quello a fianco del matto) è un gran tipo. Ha una regola sua, in base alla quale non può avere incontri (anche di lavoro) con donne, da solo, se non c'è sua moglie, in assenza della quale non può neppure partecipare ad incontri dove servano alcol. E' appurato che, all'inizio della sua carriera, utilizzò contributi elettorali per sue spese personali. Io lo giudicherei una persona sostanzialmente corrotta, e un servo. Ma la narrativa prevalente e vincente è un'altra, e questo, sospetto, perché anche la narrativa (la vogliamo chiamare ideologia? scomodare Gramsci?) è stata corrotta. Sospetto che sia per capire meglio questi aspetti che mi serve Lakoff. Poi magari mi sbaglio e cado del tutto oltre il bordo.

sabato 21 ottobre 2017

Il Rossiya non c'è più



E così, han tirato giù il Rossiya. Aveva più di tremila stanze ed era una città nella città, perché dentro c'era tutto, dal parrucchiere all'agenzia di viaggio. Anche se già, quando lo vidi io, ne era aperta solo una parte, quella che guardava la Piazza Rossa. E la vedevo, la spianata della piazza, dalla finestra della mia camera, dove passai la mia prima notte in Russia. E quando mi capiterà di tornarvi, in Russia, non so bene dove andrò a dormire.

"Next to the Kremlin, on the site once occupied by the giant, crate-shaped Rossiya Hotel, Moscow's first new park in 50 years is wowing visitors. Called Zaryadye, after an ancient district behind Red Square's market stalls, the $250-million park features vegetation from four separate Russian eco-zones, an underground concert hall, and a platform over the Moscow River that affords unprecedented views of the Kremlin and the city's historic river embankments."

Moscow gets a much needed facelift. But is it worth the cost?, di Fred Weir. The Christian Science Monitor, 19 ottobre 2017.

lunedì 16 ottobre 2017

Mogadiscio



Non si sa come reagire di fronte a un attentato che ha causato oltre trecento morti, esplosi, smembrati, in un incrocio affollato.

Recupero la mappa della città, dalla pagina 571 della "Guida dell'Africa Orientale Italiana", stampata in 480 mila esemplari nel 1938. Come se folle di italiani dovessero andarla a visitare, Mogadiscio. E invece, noi Mogadiscio non la visiteremo mai, perché è troppo lontana.



sabato 14 ottobre 2017

Renzi Point: Final Scene



Renzi: "Se perde il PD salta il sistema"

Intervista su La Repubblica, di Tommaso Ciriaco. 14 ottobre 2017.

mercoledì 11 ottobre 2017

Tecnopolitica



My portfolio at the Kremlin and in government has included ideology, media, political parties, religion, modernization, innovation, foreign relations, and ...”—here he pauses and smiles—“modern art.” (The Hidden Author of Putinism. How Vladislav Surkov invented the new Russia, di Peter Pomerantsev, 7 novembre 2014, The Atlantic).

C'è tutta una partita russa che da tempo vorrei capire meglio: la cosiddetta "tecnopolitica". Assieme a tante altre cose che vorrei indagare: la storia dell'India, che sto affrontando ora; il sanskrito (sto cercando un manuale: consigli?) e ovviamente molto altro.

Il nome di riferimento è l'autore della dichiarazione in alto, Vladislav Surkov (qui, su Wikipedia). Inoltre, Gleb Pavlovsky (qui, Wikipedia), che è citato nel bell'articolo di Joshua Yaffa sulla "casa sulla riva": leggetelo, mi raccomando.

L'idea della "strumentalità", della cassetta degli attrezzi della politica, tocca in me una corda, forse anche per certi miei trascorsi. E intuisco un senso russo in questo modo di veder le cose, un filo rosso che parte dalle pratiche zariste, da un "San Pietroburgo" di Andrej Bielyj, passa per la "disinformazione" sovietica e approda alla manomissione delle elezioni presidenziali americane, che mi pare si potrà giudicare come una sorta di capolavoro. Forse inutile o dannoso per chi lo ha perpetrato, ma questa è la maledizione della strumentalità, condannata ad essere sempre miope e quindi parziale.

Ed è una tale ineludibile parzialità che, in questa mia fase, mi obbliga ad approfondire la comprensione della storia dell'India.


Maurits Cornelis Escher



La mia lezione su Escher, ieri mattino, all'Università di Passau in Germania.

martedì 10 ottobre 2017

Konstantin Melnikov



"Konstantin Melnikov drew up blueprints for giant “sleep laboratories,” in which hundreds of workers could simultaneously drift off to mechanically produced scents and calming sounds."

(House of Shadows. Living with the ghosts of history. Di Joshua Yaffa, The New Yorker, 9 ottobre 2017. E' DA LEGGERE)

Ricordiamo allora Konstantin Melnikov (Wikipedia).

Alcuni anni fa andai a caccia di alcuni suoi edifici, a Mosca. Arrivare alla Дом культуры имени Русакова richiese motivazione.

Sono indeciso sulla Russia, e non solo perché sto leggendo un libro molto bello sulla storia dell'India, di cui ho molto bisogno, di questi tempi. A un certo punto qualche decisione al riguardo si dovrà prendere.

mercoledì 4 ottobre 2017

Esaurimento dell'ambito della scrivibilità

Sul pianeta errano sette miliardi di umani, molti dei quali scrivono. Scrivono e accumulano, parole, paragrafi, articoli e infine libri, che si uniscono all'enorme biblioteca ereditata.

Era stato previsto: prima o poi, quasi tutto sarà già stato scritto e inizieranno ad apparire testi casualmente identici tra loro. Ed è accaduto: da noi, in Italia.

Non solo scritti uguali, ma anche, scritti che disegnano reti di relazioni e in prospettiva e in futuro, chissà, veri e propri arabeschi umani, a disegnere un nuovo scenario per l'umanità. Uno scritto firmato dal Prof. On. Francesco Boccia, datato 2005 (Boccia 2005; note in fondo) in questo nuovo scenario ci trasporta, sull'onda:

"Sull'onda di un nuovo scenario, caratterizzato sia dalla ridefinizione dei rapporti tra enti pubblici, società e territorio, sia dal rapporto sempre più sinergico tra economie locali e globali, oggi più che mai, le Regioni sono chiamate a svolgere responsabilmente un ruolo attivo nel processo di pianificazione e gestione del territorio."

Il paragrafo casualmente riappare nel lavoro di tale Sergio Zucchetti pubblicato nel 2008 (Zucchetti 2008) - a parte che al posto de "le Regioni" si hanno "gli attori pubblici".

E poi riemerge in un lavoro di sei studiosi dell'Università di Catania, pubblicato nel 2013 (AAVV 2013), con una piccola differenza - invece di "le Regioni sono chiamate a", si afferma che "le trasformazioni territoriali devono".

Per ultimo, il paragrafo casualmente uguale segna di sé, nel 2016, un importante documento politico del Partito Democratico (PD 2016), - esattamente come in (Zucchetti 2008).

Chiariamo subito che non si tratta di citazioni, perché non vi sono le virgolette e i testi preesistenti non vengono menzionati: evidentemente chi ha scritto li ignorava. Insomma, è epifania autentica, è la produzione di testi casualmente identici, o quasi, per incipiente esaurimento dell'ambito della scrivibilità.

Un arabesco casuale di relazioni

Non è tutto: dalla causale coincidenza dei testi emergono i primi abbozzi di reti aleatorie tra le persone e forse tra i loro vissuti.

Riprendiamo infatti il testo dell'On. Prof. Francesco Boccia dal quale siamo partiti (Boccia 2015), per considerarne un ulteriore paragrafo.

"Già in precedenza Philippe (1998) aveva sollevato alcune perplessità sul criterio di necessita/equità, muovendo da un modello di crescita endogena a due paesi, uno “ricco” e uno “povero”. Philippe conclude che un miglioramento delle infrastrutture nella regione “ricca”, tale da ridurre i costi di transazione, aumenta la concentrazione spaziale dell’industria, stimola il tasso di crescita economica in entrambe le aree e riduce il gap di reddito tra la regione “ricca” e quella “povera”.

Si trova casualmente identico in una pubblicazione di due anni prima di Massimiliano Serati e Sergio Zucchetti (Serati e Zucchetti 2013). Riappare insomma lo stesso Zucchetti dal quale si era partiti, per incredibile azione convergente di tutte le leggi della probabilità: marginale e condizionale, congiunta, assoluta e relativa.

Implicazioni pratiche: una modesta proposta

In queste settimane molto si è parlato di presunti concorsi universitari truccati. La scoperta qui documentata suggerisce almeno una proposta migliorativa. Laddove vi sia un problema di stanchezza dei professori membri delle commissioni di concorso, a causa di un surplus di lavoro per l'esigenza di leggere la nostra ingente produzione scientifica, la sopravvenuta ripetitività dei testi consentirebbe almeno un'opera di efficientamento. E anche in questo, il caso si è mostrato benigno, fornendo concretezza empirica alla presente divagazione: il lavoro citato del Prof. On. Francesco Boccia sarebbe stato da lui utilizzato come titolo per un concorso (secondo quanto riportato dalla stampa).

C'è solo da auspicare che il Ministero predisponga una banca dati dei paragrafi casualmente ripetuti, e già presentati e valutati dalle commissioni concorsuali, affinché, attraverso un opportuno riutilizzo delle valutazioni, si alleggerisca il loro gravoso compito.


Riferimenti:

[Boccia 2005] Il ruolo dell’azienda pubblica nel nuovo sistema europeo di programmazione delle politiche di sviluppo. Di Francesco Boccia. In Azienda Pubblica, 2, 2005.

[Zucchetti 2008] IL MARKETING TERRITORIALE: UNA LEVA PER LO SVILUPPO?, di Sergio Zucchetti. Liuc Papers, n. 214, Serie Economia e Istituzioni 21, marzo 2008

[AAVV 2013] "Le trasformazioni territoriali. Strumenti per la sicurezza." Di Maria Sapone, Domenico Passarelli, Nicola Tucci, Antonino Labate, Caterina Barrese, Salvatore Barbagallo. Planum. The Journal of Urbanism. vol. 2/2013

[PD-Sesto2016] Partito Democratico di Sesto San Giovanni, Documento preparato per il Congresso Straordinario del 2016.

[Serati e Zucchetti 2013] VALUTARE E PROGRAMMARE LE POLITICHE DI SVILUPPO: TEORIA E APPLICAZIONI. di Sergio Zucchetti. Liuc Papers, n. 126, Serie Economia e Istituzioni 10, Suppl. a luglio 2003.

domenica 1 ottobre 2017

Concorsi truccati: "note for the file"



Il Corriere della Sera, raccontando le reazioni in rete a proposito della denuncia del ricercatore universitario Philip Laroma Jezzi, riporta che "c’è anche chi azzarda un #jesuisphilip". Quel "qualcuno" sono io, mosso da un intento scherzoso, ma anche da simpatia istintiva vero uno sconosciuto.

Lavoro in università da tanti anni e non mi scandalizzo se i concorsi sono "cooptazione mascherata". Invece mi han sempre scandalizzato due cose. Primo, la cooptazione fatta male. Nessun problema se i nomi dei vincitori all'incirca si sanno già prima. Ma devono essere le candidature migliori. E se in quel concorso si presenta qualcuno chiaramente più bravo, che vinca. Detto in altri termini, i commissari devono avere la forza per rompere eventuali "patti impliciti".

E secondo, mi ha sempre scandalizzato il conformismo di chi sta zitto, che deriva dall'opportunismo quando non da una diffusa corruzione (più o meno "light").

Sono stato intervistato, ad Agorà (RAI) (qui, a 1h 42' 58''), e a Radio Città del Capo (qui). Ho difeso la grande moltitudine di colleghi che, ritengo, col loro lavoro (se non col colpevole conformismo) onora la nostra istituzione. E' curioso che lo abbia fatto io, e non il nostro Rettore Ubertini. Tra il serio e il faceto ho anche lanciato un appello: "E' stato smarrito un rettore. Chi lo abbia avvistato, chiami" (aggiungo: qualcosa Ubertini ha poi detto alla stampa, in coda alla visita del Papa: too little, too late).

E con questo termina il post. Quel che segue è solo un "note for the file", di eventuale interesse per gli storici che un giorno vorranno occuparsi della nostra università, al capitolo "comportamenti devianti". Penso che, almeno in quelle pagine, risucirò ad incontrare Philip Laroma Jezzi.



Note for the file

Ricercatore

In una calda giornata di settembre del 1999 entrai nella sala di passaggio del dipartimento dove si trovava, e si trova tutt'ora, la macchina fotocopiatrice. Indossavo calzoni corti, una camicia a fiori, e sandali. Indaffarato alla fotocopiatrice c'era un collega più anziano, ora trasferitosi altrove, che era dotato di senso dell'umorismo e col quale avevo un buon rapporto. Mi guardò di traverso e con un sorriso mi disse: "Lucio fai bene a vestirti da spiaggia, perché in futuro avrai molto tempo libero". Avevo appena pubblicato questa lettera, quel che poteva essere l'analogo cartaceo dell'aereo-razzo Yokosuka MXY7 utilizzato dai piloti kamikaze giapponesi (foto in alto).

Prof. associato

Nel 2001 feci domanda per un concorso da professore associato. In quel periodo le commissioni erano composte da cinque professori, tre ordinari e due associati, e attribuivano tre "idoneità". Tipicamente, il concorso veniva "chiamato" (così gergalmente) da una Facoltà per un candidato interno. Un vincitore era quindi sempre già arcinoto, e la speranza era che almeno una delle due idoneità rimanenti fosse contendibile.
Un paio di giorni prima delle prove mi telefonò un professore ordinario a me vicino (e non coinvolto in quel concorso). Mi disse "Lucio, volevo dirti che il concorso di * è già chiuso. Ognuno dei tre ordinari ha il suo". Un po' piccato, risposi: "Mi stai chiedendo di non andare?"."No. Ho solo pensato di avvertirti in modo che tu non ti faccia illusioni".
Avevo allora due pubblicazioni su riviste "pesanti" (Restat e JBES; dettagli..). Due era più della somma delle pubblicazioni di peso analogo che tutti insieme avevano i tre candidati quasi vincitori e i cinque commissari.
Ero già d'accordo con Alberto e Cristina che sarei stato loro ospite, in quella nebbiosa città settentrionale. Inoltre, per far domanda in quella università, che è un pò diversa dalle altre, si doveva persino pagare, mi pare un centinaio di euro. Non essendo partecipe di quella religione (di pagamenti, intendo), decisi di usufruire del servizio che avevo acquistato. Fu molto divertente; come andò a finire è scritto più avanti.

Prof. ordinario

In seguito le "idoneità" furono ridotte a due, per cui gli "esterni" potevano sperare di vincere l'unica idoneità residua. Con quelle nuove regole, un'università "chiamò" un concorso da professore ordinario al quale feci domanda. Circolò la voce che anche la seconda idoneità fosse già assegnata. Così scrissi, alla mailing list dei professori e ricercatori interessati a quella disciplina: circa 200 persone.

Da: Lucio Picci
Date: Tue, 11 Feb 2003 12:51:56 +0100
A: Mailing list


Ho visto sul sito del Ministero che è stata eletta la commissione per il concorso da ordinario di [...].

Vorrei chiedere ai commissari: si sa già, e tralasciando chi poi verrà effettivamente chiamato a [...], che l'altro posto e' del Prof. [nome e cognome; chiamiamolo, Tizio]?
Siccome io mi sono abbastanza rotto le scatole di un certo tipo di concorsi, e siccome tra gli eletti vi sono due commissari che incontrai un paio di anni fa in un concorso in [...] che non mi sono dimenticato, e temo neanche loro, vorrei almeno esercitare il mio diritto di non perdere tempo e soldi a spedire pacchi di pubblicazioni dentro un buco nero.

Si può avere un segnale, magari sotterraneo, ma onesto e chiaro?

saluti,
Lucio Picci


Seguì un certo subbuglio, e altra corrispondenza. In particolare, scrisse quel Prof. che io avevo chiamato per nome e per cognome, annunciando che si sarebbe ritirato dal concorso:
Da: Prof. Tizio
A: Mailing List
Data: giovedì 13 febbraio 2003 16.10


Cari Colleghi,

probabilmente avrete letto la mail inviata dal collega Picci alla mailing list [...], lettera che mi coinvolge personalmente, indicandomi come già vincitore del concorso di prima fascia bandito dall'Università di [...].
Chi mi conosce sa che non apprezzo il modo con cui il sistema concorsuale vigente è stato applicato dalla comunità accademica. Condivido molte delle critiche che sono apparse e continuano ad apparire sulla stampa.
Purtroppo mi sono ritrovato coinvolto, senza il mio volere, in questo bailamme concorsuale, indicato esplicitamente come il vincitore "designato" e, di conseguenza, come favorito dal sistema che critico. Ho il dubbio che si sia voluto colpire il vaso di coccio non potendo colpire i vasi di ferro, ma tant'è.
Confesso che tutto ciò non mi piace e vi assicuro che questi ultimi giorni non sono stati dei più felici.
Poiché tento, con fatica, di comportarmi in modo coerente con le mie idee, cercando di vivere in pace con me stesso, ho deciso di ritirarmi dal ruolo di favorito dal sistema rinunciando a partecipare al concorso di [...]. Spero, così, di sollevare dal comprensibile imbarazzo i commissari e dal sentirsi già perdenti i rimanenti partecipanti.
Mi rendo conto come questa mia decisione possa essere letta in tanti modi, anche malevoli, ma lascio ad altri questo piacere.
Auguro di cuore a tutti i miei colleghi più giovani di non trovarsi mai in questa s/comoda situazione di vincitore "designato".
Ringrazio gli amici che mi hanno dimostrato stima ed affetto.

Cordialità

Prof. Tizio


Intervenne un plotone di otto professori associati:

Da: otto professori associati
A: Mailing List
Date: Tue, 18 Feb 2003 12:33:59 +0100


Cari colleghi e amici,

avrete certamente letto la mail di Lucio Picci e quella successiva di Tizio inviate alla mailing list [...]. Tutti noi desideriamo concorsi basati sul merito, con pari opportunità per tutti i candidati.
A nostro parere, tuttavia, non è un messaggio come quello di Picci che può garantire questo obiettivo. Al contrario, quello che è stato fatto ha gettato, in modo del tutto gratuito, discredito su un collega, facendone nome e cognome e additandolo come candidato favorito della commissione, senza alcun elemento oggettivo a supporto di tale affermazione. Il risultato di tutto questo è che Tizio ha comprensibilmente deciso di ritirare la propria candidatura.
Deploriamo nel modo più fermo il ricorso a insinuazioni ingiustificate e offensive, e la loro diffusione a un pubblico ampio ed eterogeneo come quello deglli iscritti a questa mailing list.
Vogliamo manifestare a Tizio la nostra solidarietà per l'attacco di cui è stato vittima, e ribadire immutata la nostra stima nei suoi confronti, augurandoci che possa tornare sulla decisione di ritirare la propria candidatura.

Cordiali saluti.

[Seguono i nomi di otto Professori associati]


Scrisse il Presidente della commissione di concorso - riporto l'essenziale:
Da: Prof [...] (Presidente commissione di concorso)
A: Mailing List
Date: Wed, 19 Feb 2003 16:14:31 +0100


Cari colleghi,
in quanto commissario nel concorso di [...], non intendo prendere posizione pubblicamente sugli argomenti sollevati in alcuni messaggi apparsi di recente su questa lista.
[...]


E per ultimo scrissi nuovamente io:

Da Lucio Picci, 24 febbraio 2003
A: mailing list


Il 29 marzo 2001 ero all’Università [...] di [...] per la “discussione dei titoli” di un concorso per professore associato, membri (ordinari) della commissione il Prof. [...], il Prof. [...] e il Prof. [...].

In quell’occasione resi noto alla commissione che, se avevo deciso di presentarmi, era perché avevo ritenuto di non prestar fede alle voci secondo le quali il concorso era chiuso da tempo.
Come ci si può immaginare, la mia esperienza [...] fu abbastanza grottesca, ma non priva di aspetti divertenti e anche comici. Per esempio, mesi dopo mi giunse il messaggio di una studentessa di uno dei commissari, ai quali [...] avevo distribuito copia dei lucidi della mia lezione, che si complimentava per la mia chiarezza espositiva. Comunque sia, risultarono “idonei” tre candidati, uno per ciascun ateneo di provenienza dei tre commissari principali.

Due di quei professori sono stati eletti nella commissione per il concorso per professore ordinario di [...]. Ho preso nota di quanto avvenuto [...], tanto più che si riproponevano in parte le stesse persone. Ho chiesto, questa volta in pubblico, se il vincitore sarà la persona che sappiamo. Ho posto il problema minimo: non se il concorso è totalmente aperto: non concorro con il “candidato interno”, che pure conosciamo, perché non ho interesse ad andare a lavorare a [...]. Ho chiesto se è almeno un pò aperto, facendo il nome e cognome collegato alla “seconda idoneità”, l’unica rimasta per concorrere.

La persona coinvolta decide di ritirarsi dal concorso. Il presidente della commissione, Prof. [...], decide di non rispondere se non in "altra sede" e, mi pare, non a me e agli altri candidati. Quindi di fatto, se non ho mal interpretato, risponde.

Qualche commento. Il vincitore designato è una persona rispettabile, oltre che simpatica. Dovrebbero esistere metodi meno brutali per esercitare il proprio diritto di non partecipare a un concorso chiuso, non c'è dubbio. Sul fatto che altri metodi non ci siano dati, rifletterà chi vorrà. Il vincitore designato, insieme ad altri, è una delle vittime di questa vicenda, e in particolare di una certa idea dei concorsi, che si basa su una aspettativa: qualunque stortura, qualunque designazione di commissari, incontrerà il silenzio delle persone colpite, perché queste sono in attesa di essere a loro volta incluse in un prossimo favore. Si tratta di una aspettativa presuntuosa, che dimentica che in questo Paese non vi è soltanto una tradizione di persone sempre pronte, per dirla con Flaiano, ad accorrere in soccorso del vincitore.

Chi ha condannato la mia presa di posizione per il metodo, ha ritenuto di premettere comunque una presa di distanza dal sistema concorsuale attuale, fornendo, mi pare, un bell’esempio di excusatio non petita. Il sistema attuale permette anche la promozione di persone che in un sistema aperto non andrebbero molto lontano. Distribuisce rendite agli interni, in una misura che è direttamente proporzionale alla debolezza del loro curriculum. E’ così poco vero che questo sistema non ci piace, che non sono al corrente di nessuna lettera di solidarietà pubblica ai tanti candidati esclusi dai concorsi in giro per la penisola, e di stigma verso i “metodi” dei commissari responsabili. Eppure, i concorsi blindati rappresentano un poderoso “attacco personale” verso chi è fuori a priori. Stiamo parlando di persone in carne ed ossa, con storie accademiche talvolta non disprezzabili, e con una dignità che vorrebbero preservare.

Mi ritiro dal concorso di [...], e non penso di avere altro da aggiungere su questa vicenda.

Lucio Picci


--

Epilogo

Mi ritirai dal concorso. Prof Tizio non si ritirò, e vinse, insieme al “candidato interno”.
Secondo la banca dati EconLit, Prof Tizio, precedentemente alla data del concorso, aveva pubblicato due paper su riviste internazionali di categoria B, e due paper su una rivista italiana (tutti col medesimo coautore, l’altro vincitore del concorso). Il presidente della commissione ottenne il dottorato nella stessa università, e nei medesimi anni, in cui vi studiava il Prof. Tizio. Il titolo di Dottore di ricerca non è riportato nel curriculum di Tizio disponibile online.

Tra i candidati che persero il concorso vi fu il Prof. M. Secondo la banca dati Econlit, aveva 8 pubblicazioni su riviste internazionali, di cui una “top tier”, e tre su riviste nazionali, da solo e con diversi coautori.

Oggi, Google Scholar attribuisce complessivamente oltre 7 mila citazioni ai lavori del Prof. M. Si tratta di circa 40 volte il numero di citazioni ottenute a fine carriera dalle pubblicazioni su rivista del presidente della commissione di quel concorso. Ottenute inoltre con pubblicazioni di categoria mediamente molto inferiore rispetto a quelle del Prof. M, in base alle classificazioni largamente condivise all'interno della disciplina. Degli altri due commissari di quel concorso si è detto più sopra.

Conclusione

Nessuna conclusione: è solo un "note for the file".

Concorsi truccati: familismo amorale

Condivido due brani dall'intervista di a Elena Cattaneo apparsa ieri l'altro sul Sole 24 Ore.

[...]
"Credo che ci sia da lottare per marginalizzare fino all'ininfluenza la “cattiva accademia” figlia del noto familismo amorale."
[...]
"La libertà propria della scienza e dell'insegnamento, conquistata a caro prezzo dai padri fondatori, va difesa ogni giorno, anche oggi, da ciascuno di noi. La difesa di questa libertà passa dai nostri comportamenti nell'arginare i deragliamenti di quanti per interesse personale inquinano la ricerca e tradiscono lo statuto morale del ricercatore e del metodo scientifico."
[...]
"Forse si tratta anche di una sorta di mortifera “indulgenza culturale” cui in Italia si è purtroppo abituati e che porta a non sanzionare, anche a livello reputazionale, adeguatamente chi assume queste condotte. Lo stesso vale per gli altrettanto gravi episodi di violazioni della “science integrity”, cioè la manipolazione dei risultati scientifici degli studi, o per la gestione amicale di fondi pubblici. Bisogna lavorare a tutti i livelli perché un po' più del rigore dell'etica protestante, per citare Max Weber, possa fare ingresso nei luoghi di lavoro del Paese, Accademia inclusa."

Elena Cattaneo: «Lottare per marginalizzare la cattiva accademia», di Francesca Cerati. Il Sole 24 Ore, 28 settembre 2017.

martedì 26 settembre 2017

Alpeninos 2017



Abbiamo una tradizione: l'escursione negli Appennini in giugno, con Correcaminos. Quest'anno abbiamo visitato un contrafforte settentrionale e secondario della nostra maestosa catena montuosa appenninca, il cui perno è il Passo del Cancellino, non lontano da me. Un contrafforte che le popolazioni locali chiamano anche, dialettalmente, "Dolomiten". La tradizione "Apeninos" quest'anno è diventata "Alpeninos", a rispecchiare linguisticamente il fatto che tutte le Alpi altro non sono se non un'escrescenza degli Appennini.

Questo il percorso: sei giorni, dal 15 al 20 giugno 2017. Partenza, vicino a Cortina, arrivo al Passo di Falzarego. Totale, 104 km, 7200 metri di dislivello in salita. Una bella passeggiatona, di cui segue qualche immagine e commento. Ah, quasi tutte le foto non le ho fatte io, e alcune sono belle. Se ci si clicca sopra diventano graaandi.



In montagna ci si va con la Dacia Rossa, che ci è abituata.



L'apparizione dei primi due Correcaminos, Esperanza e Alfonso, chilometri a valle dal Lago di Misurina. Potevano arrivarci in auto, al lago, ma li ho obbligati a camminare, giusto per chiarire sin dall'inizio che non avevamo certo fatto tutta quella strada per andare a divertirci.



Qui siamo già in media res.



Antonio (Barros) riflette e mi guarda.



Quando si sale, bisogna sempre avere brio ed allegria.



Antonio (Berenguer) zampettava coi sandali.



Forse un'aquila, e comunque, non un piccione.



Le montagne, alla fine, sono un po' tutte uguali. Queste erano del tipo affilato.



Espe super sorridente.



Non mi ricordo che montagna sia. Le tre pale di San Martino, o le tre Crode Rosse, o qualcosa del genere.



José e Juan Carlos modello Heidi.



José (Gonzales de Díos), dal cui corpo escono due linee parallele che tagliano la montagna. Non capisco bene.



Il vero birro romagnolo sorride sempre.



José (Carrascosa) che fa l'aeroplaniono. C'è anche una mia foto mentre lo faccio, ma sono tutto storto per cui ho messo lui.



Uno dei tanti rifugi e rifugetti per i quali siamo passati.



Si vede che qui sono parte di un tutto più grande di me.



I tre Correcaminos dell'Apocalisse.



Un cavallo col quale ho fatto due chiacchiere. Annuiva molto.



Qui in alto l'Aeronautica militare fece una pista d'atterraggio, credo negli anni '60. I Correcaminos mentre, alla partenza, decollano per la giornata.



Le foto nelle quali giravo completamente nudo, urlando tribalmente, non le metto.



Una fettina del mio piede (a destra), con al bordo sinistro un Alfonso intero.



Prima di attraversare un cono i-m-p-r-e-ss-i-o-n-a-n-t-e.



La vista impressionante verso il basso, dal bel mezzo del cono, che è impressionante già di suo.



Un bucolico laghetto. Ho dimenticato il nome. E' che sono un po' tutti uguali.



Io, equipaggiato di tutto punto, con alla mia destra un cretino che si fa una foto.



Il tunnel militare che i minatori italiani costruirono durante la Prima guerra mondiale e che, quasi facendoci cambiare coordinate spazio-tmeporali, ci ha sputato in basso, al Passo del Falzarego.

Nel caso qualcuno voglia prender sul serio quanto visto, per ripeterlo, in cima c'è il riferimento al percorso, e qui riporto le tappe:

15 giugno: Lago Misurina -> RIfugio Col de Varda
16 giugno: Col de Varda -> RIfugio Lavaredo
17 giugno: Rifugio Lavaredo -> RIfugio Vallandro
18 giugno: RIfugio Vallandro -> Rifugio Sennes
19 giugno: Rifugio Sennes -> RIfugio Fanes
20 giugno: Rifugio Fanes -> Passo Falzarego

Altrimenti, noi torniamo l'anno prossimo per fare un giro diverso. L'idea è di visitare un'altra escrescenza degli Appennini, incorrettamente chiamata "Alpi Marittime", ma si vedrà.

domenica 24 settembre 2017

Can Opener Economist



Can Opener - Economist: An economist who narrowly uses his or her analytical tools, missing the complexity of the problem at hand, to reach conclusions which are wrong or irrelevant. It implies the presence of a dose of hubris. The term applies particularly when policy issues are involved.

The expression originates from the "assume a can opener joke.

Economista-Apriscatole: Economista che utilizza i propri strumenti analitici in modo restrittivo, non cogliendo la complessità del problema analizzato, e raggiunge conclusioni errate o irrilevanti. Il termine denota la presenza di una dose di presunzione, e si applica particolarmente quando vengono proposte raccomandazioni di tipo normativo.


sabato 23 settembre 2017

Trump e i B52s



Secondo Trita Parsi (The Guardian), "Trump is conflating Pyongyang with Tehran, and the results could be catastrophic".

Stamattina, viaggiando con la Dacia Rossa, ascoltavo Radio France (bisogna sempre essere altrove) e ho appreso dell'esistenza di questa divertente "Bomb Iran", sulla musica di Barbara Ann (Beach Boys, ma l'originale era di Fred Fassert dei Regents).

Viviamo mesi retrò - metà anni '60. Ricordiamo il Generale Ripper, che in "Dr. Strangelove" (del '64) è il Comandante del Strategic Air Command 843rd Bomb Wing. Perché ordina l'attacco nucleare sull'URSS? Lo spiega lui stesso a Mandrake (uno dei tre personaggi interpretati da Peter Sellers):

“Well Mandrake I first became aware of it, Mandrake, during the physical act of love...Yes, a profound sense of fatigue, a feeling of emptiness followed. Luckily I-I was able to interpret these feelings correctly. Loss of essence. I can assure you it has not recurred, Mandrake. Women, er, women sense my power, and they seek the life essence. I do not avoid women, Mandrake. But I do deny them my essence.”

La scena è qui sotto ed è un capolavoro.

Esiste un dibattito in rete, ma insomma, un modo di leggere la questione è che la fine del mondo sia stata causata da un dettaglio, da una banale disfunzione erettile.



E, divago, mi torna in mente l'accumulatore orgonico di Wilhelm Reich, ad ampliare questo ipertesto. Di cosa stavo parlando. Ah si, di Trump.

Fortunatamente non è un generale a capo di uno squadrone di B-52.

Ma dei B52s (il gruppo), non ha un po' la capigliatura della cantante? Solo mi preoccupa che tutta questa partita, alla fine, si giochi su certi dettagli.

giovedì 21 settembre 2017

Stone Mountain



Al parco di Stone Mountain, non lontano da Atlanta, andai più volte, nei sette mesi circa che trascorsi come "senior" alla Stone Mountain High School, prima di volare a Philadelphia. Prima insomma che la famiglia con la quale vivevo mi cacciasse di casa, in seguito a un insignificante diverbio col figlio, durante il quale lui aveva tirato fuori dalla tasca un coltello, e conseguentemente era finito contro al frigorifero. Quell'enorme frigorifero con dispensatore di ghiaccio che rappresentava per me l'essenza stessa dell'America, insieme al Wal Mart non lontano da casa, dove nei pomeriggi di noia andavo a piedi per programmare in basic il Commodore in esposizione, al supermercato aperto 24h lì vicino, e a poco altro che ometto volentieri. E loro, la famiglia americana, dovendo scegliere tra il figlio e me scelsero il figlio, e non ne ho mai capito la ragione sino in fondo, perché detto tra noi ero molto meglio io.

Ero arrivato a Stone Mountain da poco e una domenica, mentre facevo una colazione americana, quelle col bacon le uova e le salsicce, e il solo fatto che usassero una padella in teflon che non avevo mai visto in vita mia era strabiliante; mentre facevo colazione dicevo, con le diverse sezioni del giornale della domenica squadernate in giro, lessi la notizia, con foto, del KKK che aveva bruciato una croce nel parco.

Oggi il Washington Post pubblica un articolo che racconta bene la questione del monumento ai tre generali sudisti scolpito nell'enorme massiccio granitico - il "Stone Mountain", appunto. In alto, la foto del bassorilievo, che non può essere eliminato facilmente. In basso, il KKK nel parco, nel 1948.

Tornai a Stone Mountain anni dopo, di ritorno da San Diego, e cenai ospite della famiglia che mi aveva cacciato (bisogna sempre saper recuperare). Il quartiere, da classe media bianca che era quando vi vivevo io, era diventato quasi completamente nero. E se ora volete una musichetta, potrebbe esser questa.

Stone Mountain: The ugly past — and fraught future — of the biggest Confederate monument. Di Steve Hendrix, 19 settembre 2017.

venerdì 15 settembre 2017

Antonio Polo



Pochi giorni fa è morto Antonio Polo, il decano - anzi, il fondatore - di Correcaminos. Una persona sul quale altri che lo han conosciuto meglio di me hanno molto da raccontare. Io mi limito a ricordare che negli ultimi anni era stato il "cronista ufficiale" delle escursioni del sabato. Le scriveva bene e con uno stile tutto suo; quando avrò il tempo le rileggerò tutte.

Gli amici di Correcaminos gli sono stati molto vicini in questi ultimi mesi di malattia. L'otto ottobre andranno in montagna per mettere una targa, e in quell'occasione spargeranno le sue ceneri. Il disegno è di Belén. C'è Antonio, con quella sua aria dinoccolata nobile, e il suo inseparabile ombrello, utile non solo per la pioggia, ma anche per il sole che è spesso severo nelle montagne dell'Andalusia. Il testo è tratto da una delle sue cronache, e parla dell'amore per la montagna e per la vita.

Antonio è così tornato alla Pachamama, che spesso menzionava nei suoi racconti. Null'altro aggiungo, perché laddove ci sarebbe da dir molto, conviene esser brevi.

domenica 3 settembre 2017

Farfisa



Casualmente leggo sul Sole 24 Ore di oggi che il marchio Farfisa è oggetto di una vendita fallimentare. Mi addolora.

Penso a Ray Manzarek e ai Doors e, mentre salgo verso il crinale in auto, ascolto Light my fire, con l'indimenticabile solo acido con l'incredibile tastiera Farfisa.



Ray Manzarek era un grande personaggio. Sono incappato in questo bel video in cui spiega come nacque Raiders on the storm. Guardatelo, è riposante. E' un racconto con un suo bel ritmo lento e posato.



Dal crinale (dalla sella del Monte Gennaio) ho osservato il Tirreno sino alla Corsica; si intuiva l'Adriatico e oltre i Colli euganei ho visto le cime delle prime Alpi.

Si stava molto bene. Ma mi dispiace per gli organi Farfisa. La fabbrica, apprendo, in passato diversificò la produzione e ora si occupa di altro. Il marchio degli organi era da tempo passato alla Bontempi. Avevo un Bontempi, bianco e rosso mi pare.

Ray Manzarek era anche stato il produttore degli X, un gruppo di Los Angeles che mi piaceva. Soprattutto il loro secondo album. Chissà se usavano il Farfisa, gli X. Non mi pare, era un altro giro quello, e Ray Manzarek sapeva cambiare.


domenica 20 agosto 2017

Urbanistica buona lente


Su "La Repubblica" di Bologna c'è un bell'intervento di Paola Bonora, lucida osservatrice e critica degli assetti, del territorio e quindi del potere, di questa città.

Passa in rassegna una situazione complessiva in cui "ci si ubriaca di parole ma nulla mai cambia", per concludere così: "L'urbanistica è sempre una buona lente con cui guardare la realtà. La confusione e l'afasia attuale ci dicono molto intorno alla crisi della decisionalità e al vuoto di idee di cui la politica soffre. Un problema non solo bolognese, ma che qui si presenta paralizzante."

Mi viene in mente la lotta, a New York a cavallo tra anni '50 e '60 e che ebbe Jane Jacobs come guida intellettuale, al progetto di Robert Moses di radere al suolo parte Lower Manhattan per costruirvi una "expressway". In quel caso si combatté una politica di idee (se pur sbagliate): era "high modernism" allo stato puro, per citare il Seeing like a state di James Scott. E' più difficile contrastare la navigazione di cabotaggio, l'affarismo forse più piccolo che grande, l'inerzia, insomma, la noia e l'assopimento del nulla: il "low modernism" a Bologna.

(cliccare sulle foto per ingrandire)

giovedì 17 agosto 2017

L'uomo-Boa


Quasi tutte le barriere sono psicologiche: per esempio son convinto che se non mi fermasse la mia testa, muovendo braccia e gambe a rana sarei in grado di volare, se pur a bassa quota.

Ogni volta che infrangiamo una barriera psicologica abbiamo motivo di festeggiare, e io festeggio. E' vero: non sono ancora riuscito ad andare in giro per Bologna in toga, come vorrei e come prima o poi farò - ho giusto iniziato ad allenarmi. Ma, accompagnato da un gonfiabile arancione, sono riuscito a sconfiggere il timore e a nuotare in mare aperto, a sud dell'isola di Agathonisi. Quest'anno mi sono trasformato nell'uomo-Boa, che è una specie di superuomo balneare da diporto.



Nel video in alto, l'uomo-Boa si spinge sino alla spiaggia dei Tholi, il puntino più a destra (est) nella mappa qui sotto.

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Il piano era ridicolo. Una volta arrivato, l'uomo-Boa avrebbe dovuto camminare a piedi nudi per qualche centinaio di metri lungo un sentiero pieno di pietruzze e spini, e poi percorrere quattro chilometri sull'asfalto rovente per tornare a casa. Alla sua bella età, l'uomo-Boa riesce ancora ad avere delle idee totalmente prive di senso.

Coi piedi doloranti e semi-ustionati, resosi conto dell'idiozia del proposito, l'uomo-Boa si è affidato a un'astuzia omerica, attaccando discorso con una famiglia di greci giunti in gommone. Impietosito, il pater familias gli ha dato un passaggio sino al porto. Così insomma l'uomo-Boa è anche riuscito a fare barcastop, superando un altro piccolo muro psicologico (perché non averci pensato prima?). Qui sotto si vede la spiaggia dei Tholi, fotografata da bordo dello Zodiac.



Del mese trascorso si dovrebbe commentare la Romania e la Bulgaria. Belle e interessanti, ma davvero, la cifra è stata questa: il superamento delle barriere psicologiche, un lavorio interiore (e non solo) ormai avviato per l'uso della toga, e il vissuto di una robusta esperienza out-of-body attraverso la pratica natatoria out-of-buoy, che naturalmente porta all'uso della terza persona. E' molto semplice e, in un certo senso, è inevitabile.

sabato 29 luglio 2017

domenica 16 luglio 2017

Mérida, 9 dicembre 2003



Domani e dopodomani sarò a Tor Vergata ad insegnare al Master Anticorruzione. Sto sistemando la presentazione e farò cenno alla United Nations Convention against Corruption, che fu firmata a Mérida, Yucatan, il 9 dicembre 2003.

Mi è venuto in mente che c'ero - sono un Forrest Gump distratto - impegnato in un evento parallelo alla cerimonia della firma. La foto in alto la feci all'aeroporto. Appresero che il 9 dicembre è il mio compleanno e mi cantarono la mañanita. Non sapevo cosa fosse e ricordo che ero imbarazzato.

Con quel viaggio evitai una riunione di lavoro in Italia alla quale in nessun modo volevo partecipare. Anzi, partiamo dal fondo. C'era una riunione, e per non presenziare, decisi di andare alla firma di un trattato multilaterale delle Nazioni Unite. In Yucatán, Messico. Già che ero lì andai anche al mare, e scoprii Holbox, dove da allora vorrei tornare. E' stato così: per evitare una riunione potrei inventarmi qualsiasi cosa. Quando comanderò io le riunioni per farle durare poco si faranno in piedi. In spiaggia, a Holbox, e coi piedi a mollo.











venerdì 14 luglio 2017

Arte concettuale non premeditata



Qui sopra, uno scorcio del circuito di Formula 1 del Principato di Monaco, che ho fotografato ieri pomeriggio.

La Dacia Rossa (no aria condizionata, no servosterzo, si GPL) vi è arrivata per caso, ma il suo gesto ha rappresentato un caso esemplare di arte concettuale, dove alla concettualizzazione artistica contribuisce non soltanto lo stridore estetico delle Rolls Royce e delle Ferrari di sfondo, ma anche la non premeditazione, che ha ammantato la performance di una spessa glassa di sprezzatura - concetto le cui implicazioni artistiche dovremo sviluppare.

Ieri in 24 ore (sveglia alle 3 e mezzo, ritorno idem) sono andato a Nizza e ritorno per motivi non che sto a raccontare.

La mattina, bagno a Noli.



Essendo tutti i miei ricordi georiferiti, segnalo che molto tempo fa in questa spiaggia ci dormii, e solo tre estati fa, nella strada sovrastante feci l'autostop di notte per arrivare da Ventimiglia a Savona. Eccome se ci arrivai, alla stazione di Savona, progettata niente meno che da Pier Luigi Nervi.



A Nizza, come in un sogno, mi è riapparso il Venturi, questa volta nella traduzione francese. E' un libro di cui ho appreso l'esistenza solo un mese orsono, e da allora mi segue. Che i libri siano vivi non ci sono dubbi; il dubbio, semmai, riguarda noi.



Al ritorno sono ripassato da Noli. Mi son buttato in spiaggia cercando di dormire un po', senza riuscirvi.

Su quel che è avvenuto dopo ho ricordi un po' confusi. Ho sbagliato autostrada, dirigendomi verso Torino e anzi quasi arrivandovi. Ho cercato di rimediare parzialmente tagliando per Asti, ma poteva essere anche Esti o Astri. Mi sono fermato diverse volte in autogrill. In uno mi han detto che una lampadina non funzionava e mi han chiesto se volevo cambiarla, sono quindici euro, e ho risposto al benzinaio del GPL (si GPL, ho detto) che no, per via che preferivo procedere in incognito ma il benzinaio non ha capito, e allora gli ho ripetuto "no però vorrei una coca-cola", ma non l'ho presa lì perché ormai il rapporto si era incrinato. L'ho comprata due autogrill dopo dove della lampadina non si era accorto nessuno. In un altro autogrill ho detto ad Ale "dormo dieci minuti" e mi sono svegliato con la sveglia del cellulare, perché "avevi detto che volevi dormire dieci minuti così ho messo la sveglia". Quello è stato il momento più difficile, ed è l'ultimo ricordo di ieri notte che scrivo qui, anche se è monco perché non so georiferirlo come dovrei. Forse eravamo già a Piacenza, oppure si è trattato di un sogno interrotto dalla suoneria.